Con l’entrata in vigore, l’11 dicembre 2025, della Legge 13 novembre 2025 n.177, il sistema interportuale italiano entra in una nuova fase normativa. Si tratta di un provvedimento atteso da oltre vent’anni, pensato per aggiornare regole ormai superate e dare finalmente una cornice più chiara alla pianificazione e alla governance degli interporti italiani.
Non è una rivoluzione immediata, né una riforma accompagnata da investimenti infrastrutturali straordinari, ma rappresenta comunque un passaggio strategico: definisce meglio ruoli, competenze e strumenti di coordinamento in un momento in cui l’intermodalità è sempre più centrale per la competitività del Paese.
Gli interporti diventano infrastrutture strategiche nazionali
Uno dei punti più rilevanti della nuova normativa è il riconoscimento pieno degli interporti come nodi essenziali della catena logistica nazionale, non più considerati soltanto infrastrutture locali ma elementi strategici del sistema dei trasporti.
La legge attribuisce loro una funzione chiave:
- favorire l’intermodalità tra gomma, ferrovia, mare e aria;
- sostenere la competitività delle imprese;
- migliorare l’efficienza dei flussi logistici nazionali e internazionali.
Questo approccio si inserisce in un contesto europeo in cui la connessione con i corridoi TEN-T e con la rete dei terminal intermodali continentali diventa indispensabile per mantenere competitiva la logistica italiana.
Pianificazione nazionale: massimo 30 interporti
Tra le novità più significative emerge l’introduzione di una mappatura nazionale degli interporti esistenti e in costruzione, accompagnata dalla previsione di un tetto massimo di 30 interporti sul territorio italiano.
L’obiettivo è evitare dispersioni e frammentazioni, favorendo una pianificazione più razionale e coerente con le reali esigenze del mercato logistico.
Entro un anno dall’entrata in vigore della legge dovrà essere completata la ricognizione ufficiale delle strutture, base indispensabile per il futuro Piano nazionale della logistica e dell’intermodalità.
Nasce il Comitato nazionale per intermodalità e logistica
La riforma introduce anche un nuovo organismo di coordinamento: il Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica, che riunirà:
- Ministero competente,
- Regioni interessate,
- Unione Interporti Riuniti,
- presidenti degli interporti.
Questo organismo punta a ridurre frammentazioni decisionali e a creare una governance più coordinata, capace di rispondere in modo unitario alle sfide del settore.
Una riforma ancora da completare: il nodo dei decreti attuativi
Molti effetti concreti della legge dipenderanno ora dai decreti attuativi, che dovranno definire:
- criteri di finanziamento dei progetti;
- modalità operative del Comitato nazionale;
- strumenti applicativi per la pianificazione.
Senza questi passaggi, il rischio è che la riforma resti incompleta sul piano operativo.
Dal localismo alla dimensione europea
Uno degli aspetti più innovativi della norma è il superamento delle logiche localistiche che per anni hanno limitato lo sviluppo coordinato del sistema interportuale italiano.
La nuova legge spinge verso una visione sovraterritoriale, coerente con:
- la crescita dei flussi logistici globali;
- la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento europee;
- il nuovo Regolamento UE 2024/1678 sui corridoi TEN-T.
In questo scenario, la capacità di connettere gli interporti italiani con i principali nodi logistici europei diventa un fattore decisivo.
PortaleGenio: gli interporti italiani al centro della WebApp
Proprio perché gli interporti assumono oggi un ruolo ancora più strategico, diventa fondamentale poterli conoscere e analizzare in modo semplice e immediato.
All’interno della WebApp di PortaleGenio, tra quasi 600 strutture censite in Europa, gli interporti italiani hanno un’evidenza particolare: ciascuno è corredato da:
- scheda tecnica dettagliata,
- geolocalizzazione,
- collegamenti con terminal intermodali,
- connessioni con porti e aeroporti,
- operatori presenti nelle strutture.
Questa funzione rende PortaleGenio non solo uno strumento informativo, ma anche una vera “vetrina digitale” per valorizzare servizi, infrastrutture e nuove opportunità offerte dagli interporti.
In prospettiva, questi dati possono essere ulteriormente implementati per promuovere nuove funzionalità e migliorare la visibilità dei singoli nodi logistici sul mercato europeo.
Le sfide per i gestori: attrattività e competitività
La riforma affida ai soggetti gestori una doppia responsabilità:
- rafforzare il ruolo degli interporti nei territori;
- connettersi meglio ai grandi flussi logistici internazionali.
Questo significa investire in:
- collegamenti ferroviari efficienti;
- infrastrutture moderne;
- relazioni con porti, aeroporti e hub europei;
- innovazione digitale.
Il futuro degli interporti italiani dipenderà dalla capacità di evolvere da infrastrutture statiche a piattaforme dinamiche integrate nei corridoi logistici europei.
Una riforma necessaria, da trasformare in opportunità
La nuova legge quadro non risolve tutte le criticità del settore, ma segna un passo importante verso una logistica più moderna, coordinata e competitiva.
Se ben attuata, potrà contribuire a:
- ridefinire la geografia logistica nazionale;
- rafforzare il ruolo dell’Italia nei traffici europei;
- favorire una crescita concreta dell’intermodalità.
E in questo percorso, strumenti come PortaleGenio diventano alleati preziosi per leggere, comprendere e valorizzare l’evoluzione del sistema interportuale italiano.

