La riforma degli interporti apre una fase nuova per la logistica italiana. Dopo oltre trent’anni dalla precedente normativa, il settore dispone di un quadro che riconosce con maggiore chiarezza il valore strategico degli interporti all’interno della rete nazionale ed europea.
E non è casuale che uno dei confronti più significativi sul futuro della riforma si sia svolto proprio a Verona, al Quadrante Europa: il principale interporto italiano e uno dei nodi logistici di riferimento a livello continentale.
In occasione della 19ª Convention Nazionale degli International Propeller Clubs, ospitata per la prima volta a Verona dal Consorzio ZAI il 18 e 19 giugno 2026, istituzioni, operatori ed esperti hanno discusso non soltanto della nuova legge, ma soprattutto di ciò che dovrà accadere adesso: decreti attuativi, investimenti ferroviari, governance, digitalizzazione, nuovi strumenti contrattuali e maggiore integrazione tra infrastrutture e modalità di trasporto.
Un confronto che porta al centro una domanda fondamentale: quale ruolo avranno gli interporti nella costruzione della logistica italiana dei prossimi anni?
Una riforma che riconosce gli interporti come infrastrutture strategiche
Il punto di partenza è il cambio di prospettiva introdotto dalla nuova legge quadro.
Gli interporti vengono riconosciuti come infrastrutture strategiche di rilevanza nazionale, superando una visione che li considera semplicemente grandi aree dedicate allo scambio e alla movimentazione delle merci.
La riforma introduce il Comitato Nazionale per la Logistica e l’Intermodalità , prevede un Piano Generale per l’Intermodalità e stabilisce un limite massimo di 30 interporti sul territorio nazionale.
A questo si accompagna una prima dotazione finanziaria complessiva di 25 milioni di euro, articolata in 5 milioni per il 2025, 10 milioni per il 2026 e altri 10 milioni per il 2027.
Ma la portata della riforma va oltre i finanziamenti.
L’obiettivo è costruire una rete nella quale gli interporti possano assumere sempre più il ruolo di nodi di connessione tra ferrovia, strada, porti e altri elementi del sistema logistico, ospitando al proprio interno attività operative, amministrative, economiche e servizi a valore aggiunto.
Una prospettiva particolarmente importante anche per i porti che dispongono di spazi limitati per espandere le proprie attività nell’entroterra.
Verona come laboratorio della nuova intermodalitÃ
La scelta di Verona come sede del confronto assume quindi un significato preciso.
Il Quadrante Europa rappresenta già oggi, per dimensioni e volumi movimentati, uno degli esempi più significativi di ciò che un interporto può diventare all’interno di una rete intermodale evoluta.
I numeri presentati durante la Convention ne mostrano la dimensione: 130 aziende, 13.000 addetti e 4 milioni di metri quadrati di magazzino. Nell’ultimo anno sono state movimentate circa 30 milioni di tonnellate di merci, con 15.000 treni e circa 750.000 TEU.
Numeri che permettono di comprendere perché Verona possa essere considerata un osservatorio privilegiato sulla trasformazione in corso.
I numeri del Quadrante Europa raccontano la dimensione raggiunta dall’Interporto di Verona, ma oggi possono anche essere consultati e inseriti in un contesto più ampio.
Attraverso la WebApp Genio di PortaleGenio è infatti possibile verificare le informazioni relative all’infrastruttura e leggerne il posizionamento all’interno della rete intermodale europea, mettendolo in relazione con collegamenti, strutture e operatori.
Un modo immediato per comprendere, anche attraverso i dati, perché Verona rappresenti oggi un punto di riferimento per l’intermodalità italiana ed europea.
Il valore del dato, infatti, aumenta quando può essere letto insieme alle relazioni che un’infrastruttura costruisce con il resto della rete.
Dal porto all’entroterra: la logistica ragiona sempre più come una rete
Uno dei concetti emersi con maggiore chiarezza dalla Convention riguarda proprio il superamento di una lettura della logistica per singole modalità .
Il trasporto delle merci non può più essere osservato esclusivamente nella logica port-to-port. Il porto rappresenta uno dei passaggi di una catena che prosegue verso l’entroterra e che coinvolge terminal ferroviari, interporti, operatori logistici, collegamenti stradali e ferroviari.
Da qui deriva la crescente centralità degli interporti.
In Italia, secondo i dati presentati da UIR – Unione Interporti Riuniti, il sistema interportuale occupa complessivamente 35 milioni di metri quadrati, comprende 5 milioni di metri quadrati di magazzini e oltre 4 milioni di metri quadrati dedicati ad aree ferroviarie e terminal.
All’interno degli interporti operano più di 3.000 aziende, con circa 300.000 addetti. Il sistema movimenta 70 milioni di tonnellate di merci e registra circa 30.000 accessi giornalieri di mezzi di trasporto.
Una dimensione che rende evidente come parlare di interporti significhi parlare di una componente strutturale della competitività logistica e industriale del Paese.
Più spazio agli investimenti e nuove responsabilitÃ
La riforma interviene anche sugli strumenti attraverso i quali gli interporti potranno svilupparsi.
Tra gli aspetti più innovativi discussi a Verona c’è la possibilità di utilizzare strumenti civilistici accanto a quelli tradizionalmente legati al diritto amministrativo.
Un esempio è rappresentato dal diritto di superficie sulle aree pubbliche occupate dagli interporti convenzionati con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Una prospettiva che può offrire maggiore stabilità agli investimenti privati e orizzonti temporali più adeguati alla realizzazione di infrastrutture e servizi.
Allo stesso tempo, una maggiore libertà contrattuale richiede regole precise. Diventano centrali temi come la selezione dei gestori, la definizione dei contratti, le responsabilità delle parti e la gestione degli eventuali contenziosi.
Per questo, in attesa dei decreti attuativi, dal confronto di Verona è emersa anche l’opportunità di sviluppare regole e modelli condivisi che possano diventare un riferimento per gli interporti italiani.
Il ferro al centro della trasformazione
Se gli interporti devono diventare nodi sempre più importanti della rete europea, una parte decisiva della sfida riguarda inevitabilmente il trasporto ferroviario.
L’obiettivo richiamato durante la Convention è quello di adeguare progressivamente le infrastrutture agli standard europei dei treni merci da 750 metri.
Non si tratta soltanto di un intervento tecnico.
Poter gestire convogli più lunghi significa aumentare la capacità ferroviaria, favorire l’arrivo di nuovi traffici dai porti e creare le condizioni per trasferire una quota maggiore delle merci dalla strada alla ferrovia.
In questa direzione convergono sostenibilità e competitività : un sistema interportuale più efficiente dal punto di vista ferroviario può contribuire alla riduzione del traffico pesante sulle strade e, contemporaneamente, aumentare la capacità del sistema logistico nazionale di dialogare con i grandi corridoi europei.
La digitalizzazione è l’altra infrastruttura da costruire
Accanto agli investimenti fisici esiste però una seconda infrastruttura, meno visibile ma sempre più determinante: quella digitale.
La nuova stagione degli interporti passa anche dalla digitalizzazione dei documenti di trasporto, dalla disponibilità dei dati e dalla possibilità di rendere le informazioni sulle infrastrutture più facilmente consultabili.
Conoscere un singolo interporto è utile. Comprendere dove si trova rispetto ai terminal, ai porti, agli aeroporti, alle linee ferroviarie, alle rotte Ro-Ro e ai corridoi TEN-T consente però di ottenere una visione molto più ampia del suo ruolo.
È uno degli ambiti nei quali PortaleGenio e la WebApp Genio possono offrire un valido contributo informativo.
La rappresentazione degli interporti aderenti alla rete UIR – Unione Interporti Riuniti all’interno del quadro intermodale europeo permette infatti di leggere queste infrastrutture non come punti isolati sulla mappa, ma come parti di un sistema di relazioni.
Attraverso la WebApp è possibile esplorare le strutture censite, verificarne le caratteristiche, analizzare le connessioni e individuare gli operatori presenti, mettendo in relazione il sistema interportuale con gli altri elementi della rete europea.
Una modalità di consultazione che può contribuire anche alla divulgazione e alla conoscenza del ruolo degli interporti presso una platea più ampia di operatori e imprese.
Una politica industriale per la logistica
Forse il passaggio più importante emerso dal confronto di Verona riguarda proprio il modo in cui la logistica viene considerata a livello nazionale.
La nuova legge quadro è stata descritta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come uno dei primi strumenti di una vera politica industriale della logistica.
Il cambio di impostazione è rilevante.
La logistica non viene più osservata soltanto come attività al servizio di altri comparti produttivi, ma come un settore capace di incidere direttamente sulla competitività del Paese.
Porti, interporti, terminal e collegamenti ferroviari diventano quindi parti di una stessa architettura. E la capacità di coordinarli, svilupparli e renderli leggibili all’interno delle reti europee diventa un fattore strategico.
Da Verona può partire una nuova fase per gli interporti italiani
I prossimi mesi saranno decisivi.
La legge ha definito il nuovo quadro, ma saranno i decreti attuativi e le successive scelte operative a determinarne l’impatto concreto: governance, investimenti, standard infrastrutturali, rapporti pubblico-privato, digitalizzazione e integrazione ferroviaria saranno alcuni dei terreni sui quali misurare l’efficacia della riforma.
Verona parte da una posizione particolare.
Il Quadrante Europa offre già oggi numeri e caratteristiche che lo collocano ai vertici del sistema nazionale e tra i principali nodi europei. Per questo la città può diventare non soltanto il luogo nel quale discutere il futuro degli interporti, ma uno dei territori nei quali osservarne concretamente l’evoluzione.
La direzione indicata dalla riforma è chiara: interporti più integrati, connessi, digitalizzati e inseriti in una visione europea della logistica.
Una trasformazione nella quale infrastrutture fisiche e strumenti informativi digitali saranno sempre più chiamati a procedere insieme.
Con la WebApp di PortaleGenio è possibile esplorare la rete intermodale europea e approfondire il posizionamento di interporti, terminal, porti, aeroporti, collegamenti ferroviari e altre infrastrutture all’interno di un unico ambiente digitale.

